Parco Archeologico degli Ipogei

Circa 3500 anni da oggi, una popolazione indigena costruì in questo territorio gli ipogei, straordinarie strutture sotterranee scavate con relativa facilità nella friabile “crusta” calcarea della nostra pianura. Le architetture sotterranee, che ricordano le strutture micenee realizzate in Grecia nello stesso periodo, comprendono un ripido corridoio di accesso (dromos) seguito da uno stretto corridoio (stomion) che conduce all'ambiente principale, una vasta sala da cui si accede a un vano minore. Il 'Popolo degli ipogei' era dedito a un'agricoltura evoluta, integrata da attività pastorali e di caccia. Gli ipogei furono scavati per accogliere i rituali che accompagnavano il mutare delle stagioni ed erano riaperti ciclicamente, in probabile coincidenza con riti propiziatori della fertilità, quando si accendevano nuovi fuochi e si compivano sacrifici di giovani animali. I santuari sotterranei furono adoperati per generazioni. Dopo un periodo di abbandono, alcuni vennero riaperti come sepolcreti collettivi delle élites locali, venendovi inumate svariate decine di soggetti di ambo i sessi e di ogni fascia di età. Gli archeologi hanno denominato tali strutture dai reperti che li caratterizzavano, sicché abbiamo, per esempio, l'ipogeo dei Bronzi, quello degli Avori, quello del Cervo, quello delle Grandi pietre e, fra gli ultimi rinvenuti, l'ipogeo del Gigante. Il Parco archeologico è dotato di un modernissimo centro servizi da cui partono dei  percossi che conducono sugli scavi che si visitano attraversando una  passerella attrezzata con colonnine informatizzate in grado di soddisfare ogni  domanda o curiosità  relative agli ipogei del Bronzo Medio.

                                                                                              L’assessore al Turismo/Cultura/Natura

 

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